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La tavola era apparecchiata come per le feste. Ornella, indovinando le intenzioni di Antonio, aveva messo la tovaglia pulita e stirata, i piatti senza incrinature, i cristalli per appoggiare le posate; sollevò poi la lampada perchè la luce, piovendo dall’alto, rendesse più morbide le cose.

E collocò Ola in modo da non molestare i due uomini, avvertendola sottovoce che l’avrebbe servita lei e che stesse zitta.

Ola stava zitta, ma notava benissimo lo sfarzo insolito, e i suoi occhi non cessavano di guardare il padre, poichè anche lui le pareva diverso, apparecchiato meglio degli altri giorni, vale a dire più bello e più buono ma anche più vanitoso del solito; e sentiva aria di festa intorno, come quando si invitava qualcuno e pur costretta a non muoversi e tacere si divertiva più degli altri nell’ascoltare cose e vedere visi nuovi. Trasalì quindi, poichè il padre, dopo aver riempito il piatto del nonno di fette di prosciutto bianche e rosse come piccole bandiere, disse allegro e curioso:

— E dunque, mi racconti.

Ed ecco anche il nonno prendere un altro aspetto: era un uomo che veniva da paesi lontani e parlava al figlio in modo diverso del come parlava a lei; anche Ornella era un’altra, oh bene un’altra di quella delle sere quando la mamma stava a letto. Adesso aveva il grembiale

Deledda. La fuga in Egitto. 3