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Ola si avvicinò lenta e cauta; prese i doni in silenzio, con indifferenza, tendendosi piuttosto a guardare dentro il caos delle valigie aperte tutto un mondo ancora per lei sconosciuto; e perchè ciò non le fosse proibito, per associazione d’idee promise sottovoce al nonno:

— Ti porterò a vedere le galline e il cavallino piccolo.

Egli avrebbe preferito veder prima la villa; infatti dopo che ebbero mangiato e Ornella andò a lavare i panni nella fontana attigua alla casa dei contadini, domandò se le chiavi appese accanto all’uscio della stanza da pranzo erano quelle dei piani superiori.

— Sì, ma papà non vuole, a toccarle, — disse lei contrariata, poichè lo vedeva staccare le chiavi. Per un attimo l’istinto di proprietà le diede uno sguardo ostile, quasi bieco; poi lei stessa accomodò le cose; — tu puoi comandare a papà, che è tuo figlio, vero? Lui non ti sgrida.

Egli mise l’indice sulla bocca: e andarono. Ella camminava in punta di piedi, con la bambola dai capelli di lana color mattone, ch’egli le aveva portato, abbandonata sull’omero; e lo guidò, gli indicò quale era la chiave del portoncino d’ingresso e quelle degli appartamenti.

Ed ecco si trovarono come in una casa incantata. Il pavimenro era lucido, di mattonelle a rose gialle e turchine; la scala di marmo, le

Deledda. La fuga in Egitto. 2