Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/214


— 208 —

glio, col rimanere in libertà. — E aggiunse con amarezza: — se può chiamarsi libertà il vivere in paesi lontani, fra gente sconosciuta, senza amici nè parenti nè conoscenti. Sarà libero il corpo, ma l’anima sarà eternamente prigioniera in questo mondo e nell’altro.

— E allora perchè andare?

— E allora perchè vivere? Si va, si va, spinti dalla sorte, come la sabbia dal vento. Quando stavo qui, cento anni fa mi pare, suonavo l’ocarina, e fra le altre un’arietta i cui versidicevano appunto:

Come la sabbia dal vento,

ci spinge il destino così....

E per dar corpo alle sue parole si mise a fischiare l’arietta.

Ornella, che preparava il vino caldo, si volse a guardarlo. Avrebbe voluto ridere ancora, ma di nuovo la voce dello strano individuo le incantava il cuore. Pareva che tutto quello che egli diceva fosse una canzone. Anche il maestro cominciava a interessarsi e incuriosirsi, sebbene gli occhi del giovine, con la grande pupilla fissa e l’iride opaca circondata di troppo bianco, rivelassero la demenza. E ricordava le parole di Proto: la pazzia essere la ragione di molti delitti.

— Dove siete stato in tutto questo tempo?