Pagina:Deledda - La fuga in Egitto, 1926.djvu/161


— 155 —

e improvvisamente invecchiato; anche sui capelli pareva fosse passata una fiamma e sul collo bianco il fiore violetto e rosso d’una ecchimosi rivelava le percosse ricevute. Sapendo che il parlare è lo sfogo più efficace per una donna, egli domandò:

— Raccontami com’è andata.

Ma Ornella era diversa dalle altre donne; il dolore ella non poteva esprimerlo se non con grida, come gli esseri inferiori; e infatti piegò la testa, si morsicò il braccio e cominciò a gemere con stridi selvaggi; ed egli sentì di essere davvero davanti a un animale ferito: le parole erano inutili; bisognava cercare qualche altro rimedio per aiutarla.

— Non gridare, Ornella; oramai è fatta. Egli ti ha colpito in un momento di rabbia, ma si pentirà e provvederà certamente a te. Ci penserò io, a convincerlo. Prendi intanto qualche cosa. Vuoi mangiare? Vuoi un po’ di vino? È inutile che tu continui a stridere, Ornella: vedrai che tutto si aggiusta. Intanto, dimmi, — insinuò con voce tenue, falsamente umile, — non hai proprio davvero nessuno dove poter andare?

Ella aveva alcuni parenti, nel paese, ma non voleva andarci; voleva tornare nel nido tiepido donde era stata scacciata come la cornacchia dal nido dei colombi; l’impossibilità di questo ritorno esasperava la sua disperazione.