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vine; — ho già preso il caffè prima di venir qui. Piuttosto, se mi permetti, fumo una sigaretta.

— Tu fumi? — disse l’altra sorpresa.

— Eh, sì, ho preso anche quest’abitudine. È bello; mi piace: le sigarette le faccio da me, — disse come per scusarsi: intanto aveva tirato fuori della borsa il portasigarette e l’accendino d’oro, e in un attimo l’aria odorò di un indefinibile profumo fra d’incenso e di tabacco forte, che nell’altra riaccese il ricordo fisico dell’uomo che nelle sere calde e luminose della primavera scorsa portava nella casa l’alito della passione.

Anche la giovane s’era d’improvviso eccitata e fatta bellissima: si alzò tendendosi a prendere il portacenere dalla tavola e il suo vestito rosa parve illuminare il crepuscolo della stanza.

— Accendi, — disse la zia.

— No, no, lascia: si sta bene così. — E messo il portacenere sullo spigolo della tavola fumò in silenzio; ogni tanto il suo braccio nudo si tendeva e la sua unghia