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quello di un povero che non ha fuoco e aspetta il primo sole primaverile per riscaldarsi.

Ed ella pensò ad Aroldo: anche lui, povero, anche lui in attesa di un raggio d’amore. La pietà, la tenerezza per il Cristo morto, si fusero, in lei: poiché, se Aroldo non si era più fatto vedere, ed ella credeva di esserne contenta, in fondo sentiva che la loro storia non doveva finire così: e l’immagine di lui le rimaneva nell’anima, senza mai chetarsi, come di uno che annega ma che con tutte le forze della vita tende a risalire a galla e salvarsi. Ella non gli tendeva una mano, ma neppure lo respingeva.

— Non è peccato, il mio, — dice al Cristo morto per amore degli uomini; — non vado contro la tua legge: lascia dunque, o Signore, che io ami senza speranza, che io sola soffra per lui.

A giorni — in quei primi giorni di primavera — si sentiva anche lei andare a fondo: se non puoi aiutarmi a vivere — le diceva l’altro — vieni e muori con me.

Ed ecco, mentre ella è ancora piegata sul tappeto, la porta rimasta socchiusa si apre, e una striscia di luce arriva fino a lei: la figura rapida, silenziosa di Serafino attraversa quella scìa luminosa, e prima che ella si sollevi, le sfiora la testa con la mano.