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olle piene di olio, e grano e farina, e mandorle e legumi, lardo e frutta secche. Abbiamo persino il frutto del giuggiolo e le olive secche che sembrano prugne. Quando i venditori ambulanti vengono al paese, la casa dove scaricano la loro roba è la nostra: ma a che serve, se nessuno ne profitta? Mio marito vuole solo la zuppa di farro, ed a me piace il pane d’orzo e il baccalà. Bambini, ci vogliono, per schiacciare le noci e masticare le castagne secche: e gente giovane per nutrirsi di agnelli arrostiti e di fegato di porco. La casa dove non c’è gente, come la nostra, ripeto, è la sagrestia del cimitero; non c’è fuoco che la scalda, né sacchi di denaro che la tengano allegra.

— È vero, è sacrosantamente vero, — ammise Maria Giustina: e un po’ ammaliata, un po’ anche impietosita per l’accento lamentoso dell’ospite guardava anche lei con occhi supplichevoli l’inesorabile Concezione. Ella aveva finito il grappolo dell’uva, e rosicchiava uno dei dolci di pasta fatti da lei:

quelli portati dall’ospite, sebbene ricoperti di zucchero e in vaghe forme di uccellini e di fiori, le destavano nausea. E si sentiva soffocare, alla sola idea di dover abitare la casa «piena di roba» della ricca paesana. Quando poi questa fece un ritratto particolareggiato del ni-