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loro profumo; e il tempo le può solo piegare sullo stelo. Forse i brevi giorni di gennaio sono per esse come i lustri per noi; e quando i primi narcisi, già dorati dal giovane sole dell’anno nuovo, col lungo stelo di giunco fresco, prendono posto nel vasetto e turbano la loro innocente vecchiaia, tentano un ultimo sforzo per sollevarsi, quasi per piacere ai loro lieti compagni: e invero la loro delicata ma longeva bellezza è come quella della donna che, per il piacere di amare e di essere amata, si conserva leggiadra fino alla morte.

E il poeta, che considera sacri i suoi fiori, poichè con la loro breve esistenza accompagnano la sua breve esistenza a loro prepara degni funerali: vale a dire, porta il vaso in giardino e facendo largo ai giovani narcisi toglie le vecchie giunchiglie morte e le seppellisce accanto ai loro cespugli deserti. Così insegna il giardiniere: poichè il miglior concime per una pianta è la sua stessa produzione già morta: in tal modo il poeta accorda la poesia alla pratica.

Febbraio è venuto, e la terra, come la conchiglia rimasta scoperta dall’onda, apre le sue valve per sentire l’odore dell’aria. Fa ancora freddo: solo il mandorlo imprudente ha aperto sull’inverno i candidi occhi dei suoi fiori: ma già se ne pente, perchè l’onda felina della tramontana, che ha di nuovo ricoperto la terra, come un’ape sterile succhia le sue corolle. Più fortunati