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solato dell’aiuola smosso come un angolo di cimitero dove da poco è stato sepolto un morto povero, è naturale che mi venga voglia di piangere. Che m’importa dei miei malanni fisici, se l’anima è sana e vigile e potentissima ancora?

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Ed anche il cuore è sano, e pronto risponde all’usignuolo che, in ultimo, gli dice: «ti sbagli, antico cuore, se credi che io canti per il piacere tuo; canto solo per avvertire la mia femmina, attenta alla nostra covata nel giardino attiguo, che io sono qui, dove c’è buona caccia di moscerini».

— Va bene, valente usignuolo; però sono io che voglio parlare per ultimo; io che so benissimo di essere un semplice muscolo, cardine della porta di casa di una breve esistenza umana. Quando questa porta si chiuderà per sempre, poco mi curo di sapere come le cose andranno; ma finchè si apre e si chiude per accogliere e rimandare amici e nemici, permetti che io veda in essi ancora le antiche immagini quali li vedevano gli uomini che, ignorando le leggi della natura, tutto spiegavano con una sola parola: Dio. E, dopo tutto, giovane usignuolo, il tuo canto è canto d’amore; e il tuo succo, o alta rosa di Spagna, è contro il dolore dell’uomo.