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litario, alta in fondo allo stradone che taglia il fianco della montagna, sospesa sopra la lontananza azzurra, tra valle e valle, dove pare che la terra finisca e cominci il mare. Laggiù, fra l’azzurro, gli oliveti argentei imitano l’ondeggiare dell’acqua alla luna. Laggiù è la vigna di Gioele, con la casetta di granito dal tetto spiovente, un albero accanto e sotto l’albero un sedile di pietra coperto di musco.

— Come sono sciocca! — disse a voce alta, scuotendosi.

Si tolse lo scialletto, poi se lo rimise. Desiderava di scendere alla porta solo per vedere se c’era Gioele e dirgli ch’era inutile aspettare: ma aveva paura anche di questo.

— Vattene, vattene, — ripetè, riavendosi del tutto, — io penserò sempre a te, ma non voglio il danno e il dolore della mia famiglia.

Infine si fece coraggio e socchiuse la finestra: vide che la strada era deserta, la porta solitaria. Il vento le accarezzò con violenza il viso, parve le volesse portar via le impressioni del sogno. Allora per vincere anche la tentazione di rileggere la lettera la fece a pezzetti: e il vento glieli portava via di mano come i petali di un fiore che si sfoglia.