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gli ha detto tutto. Ecco, vengono. Nonna, vengono! Stefano torna!

Le ultime parole le disse con esaltazione, come se davvero sentisse i passi di Stefano nella strada: e la nonna, finalmente, agitò la mano in segno di risposta.

Allora Annarosa si tornò a piegare, stanca, sulla sponda del letto, affondando il viso sulla coltre, con le mani abbandonate una di qua una di là della sedia. Le pareva di esser riuscita a placare la nonna, di averla coperta con un velo d’illusione, e di poter andar fuori di casa per correre anche lei laggiù.

Il sangue che le batteva alla nuca le pareva il galoppare di un cavallo che la trasportava al luogo del disastro. I capelli le volavano sciolti come quelli di Mikedda. Tutto l’orizzonte ardeva di nuvole di fumo rosso, e il chiarore della luna impallidiva come al sorgere dell’aurora. Sulle chine ove ancora bruciavano gli alberi il fuoco pareva sgorgare dalla terra stessa, quasi si fosse aperto un cratere, mentre sul fianco già incendiato della valle sanguinavano i solchi ancora coperti di brage, come ferite su un fianco umano squarciato a morte.

E zio Juanniccu era là nella capanna