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E lei palpitava davvero, ma non di gioia.
Stefano non le parlava, ma la stringeva forte e pareva volesse penetrarle le vesti con le sue dita; e il contatto del corpo vigoroso di lui, l’odore del sigaro, il calore della mano tenace, le davano un turbamento profondo: la attiravano e la respingevano.
E aspettava quasi con terrore che egli le parlasse finalmente d’amore e le chiedesse di diventare sua moglie. Perchè lei non voleva certo disobbedire alla famiglia; ma amava un altro.
Il brontolìo della nonna la richiamò alla realtà.
— È quasi notte e Gavino non torna. E neppure quella scempia della serva. Quando son fuori non si ricordano più della casa. Ma il ragazzo bisogna frenarlo: altrimenti finirà come quell’altro.
Annarosa s’alzò protestando.
— Non tutti si devono rassomigliare. E non c’è bisogno di far sempre pesare i morti sui vivi.
— Annarosa! Zio tuo non è morto: morto fosse, meglio!
— È peggio che morto! Ma la sua miseria se la porta lui. E lasciate che ognuno vada per la sua via; tanto si arriva tutti allo stesso punto.