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mano invisibile ritirava dietro l’orizzonte, riponendoli per un altro anno.
Addio; il lungo inverno se n’è andato davvero, finalmente: l’odore delle viole e dei ciclamini sale dalla valle, gli alberi dell’orto hanno già qualche ciuffo di foglioline in cima, e i rami ancora nudi mostrano le unghie rosse delle gemme: e sopra ogni gemma s’è posata una goccia d’acqua come un insetto di luce.
Ed ecco Annarosa che s’appoggia al muro e comincia a piangere, mormorando!
ti amo, ti amo. — A chi dice «ti amo» non sa: a Gioele, alla primavera, alla vita: non sa, ma sente una gioia sensuale mischiarsi al suo dolore, e le lagrime le cadono sulla punta delle dita come la pioggia sulle gemme.
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Tutta la giornata non fu che un’attesa e un preparativo per la visita di Stefano, sebbene si ostentasse una calma profonda evitando financo di parlare di lui.
Nel pomeriggio Mikedda, pure vestita a nuovo, non fece altro che spezzar legna e caricare il fuoco del camino: volle anche, con le sue dita tutte rotte dalle scheggie, aggiustare i capelli sulla fronte della