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mendo un tono serio, si burlasse un po’ di lei.

Infatti le domandò:

— Ebbene, sei disposta ad alzarti presto, la mattina?

— Quando non ho sonno, sì! — ella rispose fissandolo negli occhi: ma subito lo vide aggrottare le sopracciglia e le sembrò di sentire la nonna palpitare di spavento. No, non erano momenti da scherzare, quelli! Abbassò gli occhi e le parve di avvolgersi in un velo, come la monaca che va a fare i voti.

— Annarosa s’è sempre alzata presto, la mattina, — assicurò la vecchia. — Ragazza solerte è.

Ma adesso fu zio Predu a scoraggiarla.

— Bada, Annarosa, che da fare ce n’è, in casa mia. Moglie mia, Paschedda, non riposava un momento, eppure diceva che alla notte, appena fatto il primo sonno, si svegliava pensando di aver dimenticato qualche cosa. Era una donna robusta, abituata all’antica. Tu sei sottile come uno stelo. Non metterti in mente di entrare in casa di signori. La roba, c’è, grazie al Signore, ma badarci bisogna, altrimenti non si campa. Stefene ama la vita semplice, oh, bada! La vita che abbiamo sempre fatto, da famiglia di gente all’an-