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alla testa e come un’onda di nebbia avvolgerla. Poi rivide tutto chiaro nella stanza illuminata dalla lampada; la tavola lucida con un riflesso d’oro, la figura tozza di zio Predu, seduto sulla sua ombra, sullo sfondo rosso del camino, la matrigna pallida e composta come una statua: sentì l’odore di selvatico che il vecchio, sebbene pulito e vestito con un costume nuovissimo da vedovo, spandeva intorno: e pensò quello che sarebbe accaduto se rispondeva di no.

Zio Predu forse, sebbene offeso, fingerebbe di prender la cosa in ridere. La nonna crollerebbe come un muro vecchio all’urto del piccone.

— Annarosa, vieni qui.

Era la voce della nonna che la richiamava completamente dal suo cattivo sogno. Si alzò e si avanzò rigida, obbediente, mentre zio Predu volgeva il viso a guardarla: un viso grande, barbuto, con gli occhi nerisssimi cerchiati e la grossa bocca carnosa, con un’espressione di maschera satirica che pure incuteva rispetto e quasi timore.

Nell’andare incontro a quello sguardo vivo che l’esaminava da capo a piedi e pareva la spogliasse, Annarosa ebbe l’impressione che zio Predu, pure assu-