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greto. Era, il giovane, di bassa condizione, se non assolutamente povero, e la famiglia di lei non avrebbe mai acconsentito che si sposassero. Per molto tempo ella si sfogò con me, senza mai dirmi il nome del suo innamorato. Innamorato, poi? Veramente non si parlavano mai, anche perché lei era sorvegliatissima: egli però le aveva scritto, e lei teneva la lettera di lui cucita dentro lo scapolare. Diceva: aspetto di avere ventun anno: allora scappo con lui; ma se mi accorgo ch’egli mi tradisce mi uccido. E parlava di lui con esaltazione; era un giovane di grandissimo ingegno; sarebbe diventato celebre, per amore di lei, che era stato il sogno di lui fin da bambino: l’avrebbe conquistata a dispetto di tutto, portandosela via in un turbine di amore. Cose che si fantasticano in convento; e che fanno tanto male. Infatti, ella venne a sapere che il suo fidanzato ideale s’era preso una donna in casa, e le aveva fatto fare un figlio. Allora, no, ella non si uccise; ma si sposò. Con lei, signor Franco. Non so se ella le volesse veramente bene: un giorno, prima di uscire dal convento, mi chiamò: si salì sulla terrazza, di nascosto delle suore e delle compagne, ed essa si sporse sul parapetto, in modo che io ebbi paura e la afferrai per le vesti: ma ella rideva; era la prima volta che la vedevo ridere così, e ne provai gioia; poi mi accorsi che buttava sul