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206 il sigillo d'amore


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Solo gli occhi del piccolo sor Andrea erano belli: grandi, glauchi, attoniti, ad ogni parola ch’egli pronunziava od ascoltava si animavano ed esprimevano i variabili sentimenti del suo cuore sensibile. Egli voleva bene alla moglie, a modo suo, e a sua volta mi confidò che solo gli dispiaceva di non aver figli da lei, nascessero pure gobbi.

— È una gran brava donna, silenziosa e tranquilla. Vede come tiene la casa in ordine? Ha mai veduto, signora, una casa più in ordine e più pulita di questa?

È vero, sor Andrea, la casettina è un modello di rifugio per gente che arriva dalla città ancora sotto l’incubo della lucidatura dei pavimenti, della pulizia dei tappeti e della baraonda degli oggetti inutili che risucchiano la nostra vita dandosi anche l’aria di essere necessari.

Specialmente le tre stanze in fila affittate a noi, che aperti gli usci ne formano una sola e tutte s’affacciano sulla ridente pioppaia, hanno pur esse qualche cosa di fantastico. Non c’è nulla e c’è tutto: e qui ci si parla da camera a camera come da cuore a cuore, e basta sten-