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Biglietto per conferenza 121

st’autorità perchè sapeva di sfuggirvi sempre che voleva: lontano di casa il povero Marchini, lei faceva quello che le pareva e piaceva; riusciva anche a piegare la volontà di lui, quando le tornava comodo, e adesso pensava di andare di nascosto alla conferenza non perchè fosse certa di esserne impedita da lui, ma perchè alla faccenda si mischiava un odore di frutto proibito.

— E adesso, amico mio, — disse al biglietto, rimettendolo nella busta e il tutto nascondendo sotto il marmo del comodino, — adesso bisogna pensare al vestito.


*


— Marco mio, coccolino, piccolino, mammolino, — cominciò a susurrare aggirandosi intorno al marito, mentre lui, mangiato bene e bevuto meglio, si disponeva a fumare la sua pipa. Era il momento psicologico, lei lo sapeva, e quell’omaccione tutto d’un pezzo, becero e sentimentale, lo si poteva prendere con una semplice rete di paroline dolci e ridicole.

— Be’, lasciami in pace, — egli disse, calcando la punta nera del pollice sulla pipa ripiena. — Lo sappiamo che vuoi qualche cosa: sbrigati e smettila con le scempiaggini.