Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/67


— 57 —


dolore come ad un vizio, senza essere frenati neppure dalla pietà altrui.

— È vero, — egli disse, piano.

— Non ho parenti, laggiù, ma tutti si comportavano come vecchi parenti. Nei primi tempi, quando però già più non uscivamo di casa, tutti pretendevano di veder mio marito, e gli parlavano come ad un sano, ma rimproverandogli la sua malattia! Alcuni lo consultavano ancora come medico. E tutti si meravigliavano che non potesse curarsi da sè. Tutti pretendevano di darmi consigli. I monelli poi, stazionavano davanti alle nostre finestre aspettando di vederlo e di sentirlo gridare. Dio, Dio, l’ala del terrore mi sfiorava: mi pareva d’impazzire anch’io. Dovevo tener chiuse le finestre, per desiderio di lui, che si accorgeva di tutto: e ancora vuole così. Le donnicciuole lo dicevano ossesso: mille voci ridicole e atroci si spargevano: che egli s’era ammattito perchè aveva fatto morire uno per sbaglio; o perchè io minacciavo di abbandonarlo perchè vecchio, e che gli avevo rubati i denari da lui tenuti nascosti nel muro. Ma io l’annoio: scusi. Vuol farmi vedere il suo giardino?

Si alzò di scatto e scosse la testa come per mandar via l’ombra dei ricordi; poi si mise a camminare rapida attraverso il giardino.