Pagina:Deledda - Il segreto dell'uomo solitario, 1921.djvu/143


— 133 —

suo mondo interiore, altri aspetti del mondo esistessero: e l’osteria campestre, con le tavole imbevute d’acqua e di vino, e le galline e i gatti, e i mucchi di piume sparsi sotto il pergolato nudo, e le voci e le grasse risate dei carrettieri che mangiavano e bevevano nella cucina, gli parve un luogo oltre ogni dire tumultuoso.

Dietro la trattoria vide una strada appena tracciata, e casette in costruzione; una sola era già finita, mezzo rossa e mezzo bianca, fredda come un gelato di fragole.

Si avanzò da quella parte, sebbene opposta a quella indicatagli dalla vecchia; d’un tratto però si fermò, e si volse come se qualcuno lo avesse chiamato; e dall’arco del viale che s’apriva come quello di una galleria vide uscire una signora alta vestita di scuro, con le gonne corte e il viso coperto di una veletta nera.

Sì, era proprio lei: egli non ne distingueva a distanza i lineamenti, ma la riconobbe dal battito del suo cuore, dall’istinto che ebbe di nascondersi dietro un muro in costruzione.

Di là la vide andar dritta all’osteria, entrarci e dopo qualche momento uscire accompagnata da un uomo che si puliva le mani con un grembiale sudicio e agitava una chiave indicando le casette nuove: assieme