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cento anni. Dei due ragazzi uno ha studiato, ed è questo: per molto tempo fece il medico condotto al nostro paese, ma poi gli prese la smania di cambiare. Aveva questionato col fratello e i cognati e non voleva più vivere con loro. Quando si trattò di partire mi disse: vuoi venire con me? — E andiamo, dico io. E con lui sono sempre stata, anche dopo che s’è sposato. Ma non era uomo da sposarsi, lui, era un uomo da lasciarlo solo nella sua camera, coi suoi libri, senz’altri pensieri. Invece gli toccava, per guadagnare quattrini, di alzarsi la notte, anche d’inverno, e andare lontano, nei cascinali, nelle stalle. No, non amava la gente: eppure se qualcuno moriva si dava tanto scrupolo: per paura di non averlo saputo curare. Era già anziano quando sposò la signorina — proseguì la serva, accorgendosi che adesso l’uomo l’ascoltava volentieri. — La signorina abitava col padre in una casa che il Comune dà al medico condotto. Ci abitavano da molti anni: era diventata come di loro proprietà: ci avevano messo dei mobili di famiglia. Morto il vecchio dottore, e venuti noi nel paese, la signorina avrebbe dovuto andarsene, lasciar la casa, il giardino, un campo che avevano comprato accanto. Il mio padrone ed io, nei primi tempi, si andò ad abitare in due stanzette