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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/96


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— Lei gioca, Dejana? — domandò Bruno. Lorenzo li guardò e si mise a ridere.

— E datevi del tu, immondezze!

Nonostante le sue ingiurie, i suoi sarcasmi e il suo tono aggressivo, egli riuscì a farsi ascoltare benevolmente da Predu Maria; e come tutte le persone il cui avvenire è oscuro, entrambi parlarono del loro passato. Una volta, da ragazzo, il Dejana era stato con suo padre ad una festa campestre nei dintorni del paese di Lorenzo.

— C’era un vecchio, mi ricordo. Egli aveva una paralisi alla faccia e quando parlava, l’angolo della bocca gli toccava l’orecchio. Ed ecco, la notte prima della festa sognò il Santo, che gli ordinava di calarsi nel pozzo accanto alla chiesa. L’indomani egli vi si fece calare, entro una coffa1. La gente si ammucchiava intorno al pozzo come gli acini d’un grappolo attorno al raspo. A un tratto un urlo salì dalla folla: il vecchio, tirato su, appariva livido e gelato e come morto entro la coffa grondante acqua; ma all’improvviso si alzò e si mise a ridere; e la sua bocca non era più storta. Egli era guarito.

Lorenzo ascoltava con attenzione, e il

  1. Cesta di virgulti.