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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/87


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presa mi piacerebbero gli sforzi e i rischi necessari per condurla a buon termine.

— E finita quella?

— Ne tenterei subito un’altra, più arrischiata, e poi un’altra ancora.

— Vorresti conquistare il mondo, allora! Io, invece, figlio mio, vorrei coricarmi al fresco d’estate, e in un buon letto caldo d’inverno.

— E in primavera?

— In primavera? Andrei a Parigi!

Una sera, dopo che si fu coricato sul suo letto alto, fatto di rami e di un pagliericcio di felci, Bruno sentì una smania, una irrequietudine come se avesse la febbre. Era stanco e non poteva dormire, sentiva il profumo dei ciclamini e l’odore dei funghi, e gli sembrava d’essere ancora lassù, nei suoi boschi, «caporale» in una «piantonaia»; e per scacciare questo vago senso di nostalgia pensava a Marielène, allo speculatore, al suo avvenire. Invano, pensando a Marielène cercava di sfuggire al ricordo di Sebastiana; la figura della fanciulla lo perseguitava, fresca, ridente, voluttuosa. Finalmente si addormentò, ma ella gli apparve anche nel sogno: era venuta nella capanna per cercare la fotografia smarrita dallo speculatore, e frugava fra le felci del paglieric-