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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/85


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donne che lo guardavano come affascinate; ma ad un tratto vide un sacco che qualcuno aveva smarrito in mezzo al sentiero e cominciò ad urlare come un cane bastonato. La sua voce echeggiava nella foresta e pareva che anche gli alberi ne tremassero. Vestito da cacciatore, con stivaloni muniti di sproni, armato e carico di borse, egli sembrava, sul suo cavallo bajo, un vero conquistatore di terre, mezzo brigante e mezzo cavaliere; e i suoi piccoli occhi metallici guardavano lontano come occhi di falco, ma avevano spesso una fissità di sogno.

Bruno gli andava appresso, guardandolo con ammirazione: ricordava che più di una volta lo aveva invidiato, non per la sua ricchezza, ma per la sua resistenza e la sua attività, e che aveva pensato: «alla sua età, io non sarò che un vecchio invalido, seduto come il mi’ nonno sulla soglia d’un casolare», ma quella mattina, seguendolo attraverso la foresta, sentiva come un soffio di vita nuova, e quella figura equestre, sullo sfondo dei boschi, di quei boschi secolari che a un cenno di quell’uomo cadevano, gli destava un senso di meraviglia e di gioja. Quello era un uomo di cui bisognava seguir l’esempio!