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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/67


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— In quel tempo, — ella raccontava, — i boschi dell’Orthobene arrivavano sino alle falde della montagna, sin quasi alla città. Tuo nonno gli ha fatto la barba, al Monte! Luisi, mio figlio, dice che era meglio lasciarli, i boschi, per l’aria buona, ma allora i denari chi li prendeva?

Mentre la vecchia parlava, Bruno rivedeva la figura secca e forte del suo nonno paterno. Seduto sulla soglia del casolare, all’ombra umida dei boschi del Casentino, il vecchio lavoratore, col gran viso pallido reclinato sul petto, pareva si riposasse dopo i suoi continui viaggi; ma con lo sguardo dei suoi occhietti azzurri ancora vivaci fissava l’orizzonte accennando ai figli ed ai nipoti la via verso l’isola delle foreste. Egli raccontava storie che sembravano fole. Laggiù v’erano uomini quasi selvaggi, che non sapevano lavorar la terra e non ne conoscevano il valore. Bastava che un continentale si stabilisse laggiù per diventar ricco, come se scavando la terra in apparenza così desolata si ritrovassero tesori.

Egli però, che amava andare e venire e non pensava a stabilirsi laggiù, portava molte fole e pochi quattrini. Anche i suoi figli andavano e venivano; Bruno soltanto ascoltava i racconti del nonno con paura