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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/59


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Ella ascoltava incerta e diffidente, ma dal suo viso la solita maschera di scherno e di perfidia era caduta, per lasciar posto a una espressione di odio e di curiosità.

— Io non lo conosco, — ripetè, ma con voce quasi dolce. — Anzi, peggio ancora, egli per me non esiste; è un morto; e se lo vedi diglielo pure.

— Se lei vuole, glielo dirò. Ma lei, a sua volta, mi permetta di non dir nulla al signor Perrò. Mi rovinerebbe, giusto adesso che egli ha più bisogno di fiducia in me. Lo sa, m’ha richiamato lui, come capo — macchia. Questo anche, l’idea che la mia posizione è migliorata, mi spinse stasera.... Ma basta.... Adesso non parliamone più. Non mi rovini, Elena. Eccolo!

S’udiva per le scale il passo rozzo e la tosse rauca dello speculatore.

— No, non aver paura! — ella disse, pensierosa ed ironica; e svincolando la mano che egli le aveva ripreso corse incontro al padrone.