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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/55


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Egli sedette, e Sebastiana gli si avvicinò con l’evidente intenzione di chiacchierare.

— Io non credo che il padrone tardi, tanto più che è raffreddato, e con questo tempo....

— Va e apparecchia, — interruppe Marielène con asprezza; e Sebastiana riprese il lume ed uscì.

Per alcuni momenti il capo macchia e la serva tacquero. Egli avrebbe voluto esprimere la sua meraviglia per il rapido e magnifico sviluppo di Sebastiana; ma ricordava perchè era venuto, e sentiva che quelli non eran momenti da perdersi in vane chiacchiere. Sebastiana era bellissima, ed a lui piaceva anche perchè ella gli sembrava una donna della sua razza; ma un uomo che nella vita ha uno scopo preciso da raggiungere non deve fermarsi a guardare tutte le donne belle che incontra. Egli quindi si scosse dal lieve turbamento destatogli dalla ragazza e guardò Marielène. Piccola e scarna, infagottata in una specie di vestaglia rossastra, ella andava e veniva con una tazza in mano; ed egli, guardandola, ricordava certe figurine di donne giapponesi vedute sugli affissi delle stazioni ferroviarie: lo stesso viso corto e giallastro, dagli zigomi