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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/53


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— Sebastiana! Sei tu?

— Bruno, sei tu? — ella disse, rifacendo il gesto e la voce di lui.

In tre mesi ella s’era trasformata: s’era fatta alta come lui, con le forme già sbocciate; e il suo collo nudo, lungo, d’un candore azzurrognolo, e il viso ovale, tutto roseo, le labbra, i denti, i folti capelli neri divisi in due bande uguali, gli occhi turchini a mandorla, pareva mandassero al riflesso del lume raggi e scintille.

Egli la seguì su per la scala umida e stretta guardandola con curiosità e con desiderio.

— Venni anche stamane, ma tu non c’eri. Vidi però Elena, e poco fa la tua mamma. Ma dimmi un po’, Sebastiana, come hai fatto a diventar così bella?

— È primavera! I fiori sbocciano! — ella rispose con ironia.

Egli la prese per la vita, ed ella non cercò di svincolarsi, ma arrivata al pianerottolo del primo piano cominciò a gridare:

— Signora Elena! Signora Elena! — ed egli la lasciò, per timore di esser veduto, mentre ella correva su ridendo e tutta la casa echeggiava della sua gioja un po’ insolente.

La cucina era all’ultimo piano; e giù