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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/51


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Vedendo il suo antico amante, ella si sollevò, ma invece di arrossire, come un tempo, si mise a ridere sguaiatamente e gli buttò in faccia un pugno di polvere e di ragnatele. Egli trasalì di nuovo e ritornò ancora alla realtà. Un ragno, caduto dal tetto, gli passava davvero sui capelli e sul viso, tessendovi il suo filo, ed egli lo lasciò fare, tanto era immerso nei suoi pensieri.

Sì, dopo il ritorno da «quel luogo», egli aveva fatto domanda di entrare nel convento di Fonni, dichiarando che prima della disgrazia la sua intenzione era di farsi prete. La domanda era stata respinta, e adesso non gli restava che di sposare Marielène, se voleva far penitenza! Un suo compagno di pena gli aveva detto, una volta, che se non si castigava da sè, anche dopo terminata l’espiazione inflittagli dagli uomini, o si sarebbe ucciso o lo avrebbero ucciso. «Chi di ferro ferisce di ferro perisce».

Il fato implacabile, al quale egli confusamente credeva, aveva bisogno del suo sangue come di quello d’una vittima.

— La sposerò, — disse a voce alta rimettendosi supino sul lettuccio.

Il ragno rimase schiacciato sul cuscino.