Apri il menu principale

Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/380


— 374 —


e terribile. E a un tratto gli parve di sentire come un fruscìo d’alberi e rivide suo nonno seduto sulla soglia del casolare, con gli occhi azzurri maliziosi fissi in lontananza.... Egli raccontava storie di briganti, di donne selvaggie, e nello stesso tempo indicava un punto lontano, al di là, al di là dei boschi tranquilli e dei monti senza roccie.... Poi di nuovo tutto svanì, il fantasma, il nonno, il punto lontano....

Egli attraversò di nuovo il cortile, oramai certo che Sebastiana non sarebbe tornata. La sua angoscia però non cessava. Rientrò in cucina e volle chiuder la porta, ma non appena tese il braccio sentì uno schianto, come se dentro al suo petto qualcosa si frantumasse, e cadde sul limitare e non potè più sollevarsi.

Visioni confuse tornarono ad attraversargli la mente; ma nè la figura di Sebastiana nè altre figure umane gli riapparvero più, come se il mondo abitato dagli nomini fosse già lontano da lui.

Gli sembrava d’essere caduto inciampando contro una roccia, sull’Orthobene: era un mattino luminoso e caldo, e dal punto ov’egli giaceva si scorgeva il mare e si scorgeva Nuoro, bianca nella valle come un agnello fra l’erba. I monti lontani sembravano mucchi di argento. Nu-