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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/379


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ardevano cigolando e a poco a poco tutte le cose intorno parvero muoversi come la fiamma e sospirare e cantare.

Le campane suonavano di nuovo.

Nonostante la sua inquietudine egli sentiva una sonnolenza invincibile; ma non voleva andar a letto perchè aspettava Sebastiana. Era deciso a non aprire, ma il pensiero ch’ella a momenti avrebbe picchiato alla porticina, e che Predu Maria avrebbe potuto vederla, lo colmava di terrore.

L’ora passava: Sebastiana non veniva, ma invece di calmarsi egli sentiva aumentare la sua inquietudine e trasaliva ad ogni rumore.

Finalmente sentì picchiare davvero al portoncino, ma non potè alzarsi subito, come se una mano pesante gli premesse sul capo: vide rosso, gli sembrò che la fiamma del camino si alzasse, larga e sventolante: e in mezzo, come un’imagine impressa su una bandiera color sangue, gli riapparve il viso macabro di Predu Maria.

Dopo qualche attimo tutto svanì; allora egli potè alzarsi e andò alla porticina e stette ad ascoltare. Silenzio. Ella se ne doveva essere andata. Gli sembrava di vederla, pazza di ribellione, correre attraverso il viottolo come un fantasma bello