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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/376


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— È vero, è vero, — pensava Bruno, curvo e fremente, e sembrandogli che la maestra stesse per percuotere Sebastiana spinse la porta ed entrò.

— Che c’è? — disse turbato. — Marielène vi aspettava per fare un po’ di festa assieme, e voi questionate?

Allora la maestra, non sapendo che il genero sospettava appunto di lui, gli confidò le lagnanze di Predu Maria, e pur accusando Sebastiana di leggerezza, di poco rispetto verso sua madre, di malinteso orgoglio, la difese contro le calunnie giunte fino alla lavorazione e lo chiamò a testimonio della vita ritirata e onesta che lei e sua figlia conducevano.

— Nessuno meglio del buon vicino può giudicare una famiglia o una persona, — concluse con enfasi, — e tu, appunto da buon vicino, puoi dire se c’è nulla da ridire sul conto nostro. Hai mai veduto persone sospette, in casa mia? Non sono una madre vigilante e severa, io?

Egli stava per rispondere, quando Sebastiana scoppiò a ridere; ed egli capì che questa era la più crudele vendetta ch’ella potesse prendersi di sua madre. Ma guardandola vide che gli occhi di lei, ancora umidi di lagrime, fiammeggiavano cupi, ed ebbe paura: il presentimento che qual-