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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/368


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cui si possa offrire una ragazza onesta! E lo pensavo, e ve lo dissi, e voi riusciste a convincermi del contrario. Peggio per me, dunque, ma che il gioco continui, no, perdio; no, non deve continuare! Ora basta, capite! Basta!

Egli gridava. La donna s’era fatta livida in viso e un tremito convulso le agitava le mani.

— Io non credo a quello che tu dici! Parla più chiaro, pronunzia i nomi.... altrimenti ti dirò che mentisci....

Preso da un impeto di rabbia egli si portò le mani al capo indi alla bocca, quasi per impedirsi di pronunziare i nomi che la suocera voleva, e la guardò con disprezzo.

— Mentisco? Allora ve lo farò vedere.

E non disse altro, per quante suppliche e imprecazioni ella gli rivolgesse.

— Lo so, lo so chi ti ha sobillato. Antoni Maria Moro voleva i gioielli da Sebastiana, per andare ad impegnarseli, e diceva che lo avevi mandato tu.... Egli s’è vendicato del nostro rifiuto.... E quell’altra strega, la vecchia pettegola.... la serva di Marielène.... Anche quella parla per invidia.... Ma Sebastiana, anche se suo marito è assente, ha una buona madre che può custodirla.... Capisci, genero mio? In-