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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/363


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era sopravvenuta agli accessi di disperazione dopo la sua condanna. Un velo era caduto fra lui e il mondo, ed egli vedeva le figure dei suoi nemici agitarsi attraverso questo velo come fantasmi fra la nebbia.

Un giorno Antoni Maria andò su a trovarlo, tutto vestito a nuovo, caracollante su un bel cavallo baio: sembrava molto allegro, e appena arrivato trasse dalla bisaccia un porchetto dalla contenna tinta di sangue e lo agitò in alto come un trofeo.

— Allegro, uomo! Oggi facciamo festa. Fulanu1 muore!

Predu Maria lo guardava stupito, e non si rallegrava nè si rattristava per la notizia, ma non capiva perchè l’altro dovesse provarne tanto piacere.

— Sposerò Marielène. Tu sorridi? Credi che io sia stupido come te? Ho già cominciato a farle la corte. Su, scuotiti, tira fuori una bottiglia di anisetta. Pagherò io! — riprese Antoni Maria, facendogli vedere il suo portafogli gonfio di biglietti da cinque lire, e raccontando che un negoziante di buoi gli aveva affidato un grosso capitale.

— Festa, festa, dunque!

E i due amici fecero una specie di ban-

  1. Quel tale.