Apri il menu principale

Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/362


— 356 —


baciato la terra, davanti a me, piangendo giurando che è innocente. — Da quello che ho potuto capire ella ha solamente compassione di Bruno. È lui che le si aggira attorno come la volpe intorno all’agnello; e tu non fare inutilmente del male a tua moglie, Predu Maria Dejà! Riguardo all’altro penserà Dio a far le vendette.

Ma Predu Maria oramai dubitava e voleva accertarsi coi proprii occhi; e quasi ogni notte si appiattava dietro il muro dell’orto come un cane da caccia, e trascurava il suo dovere e correva il rischio d’esser cacciato dal suo posto: in poco tempo dimagrò ed i suoi capelli si fecero completamente bianchi. Una notte mentre stava appiattato fu colto da un violento acquazzone, e l’indomani fu assalito dalla febbre e sperò di morire. Di nuovo sentì una pace funebre, e gli sembrò che Dio, invece di continuare a spingerlo verso il male per castigarlo del male già fatto, lo attirasse dolcemente a sè come un padre misericordioso.

Ma dopo qualche giorno la febbre cessò, lasciandogli una gran debolezza di corpo e di spirito. Sdraiato sotto la tettoia, al medesimo posto ove una notte egli aveva veduto Bruno buttato giù come un vinto, provava la stessa tristezza rassegnata che