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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/361


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— Ucciderò ancora. Vuol dire che Dio vuole così, altrimenti non mi spingerebbe come mi spinge: vuol dire che Egli vuol punire per mano mia altri colpevoli, e che si riserverà poi di castigarmi!...

Verso le nove di sera egli era già appiattato dietro il muricciuolo dell’orto in faccia al cancello della maestra. La notte era nebbiosa e come un velo grigio fluttuava al di sopra degli orti nascondendo i tetti delle case.

Egli stette là fino all’alba, contando le ore, con l’impressione che il cielo si abbassasse, si abbassasse sempre più verso la terra, e l’aria mancasse, e ogni cosa dovesse a momenti venire schiacciata da una immensa lastra di piombo. Quest’incubo non gli impediva di spiare ciò che succedeva nella casetta; ma la notte svanì ed egli non vide e non sentì nulla, null’altro che il suo dolore.

Giorni e notti così passarono. Una notte, stanco di aspettare invano, egli andò da Antoni Maria e gli rinfacciò di averlo tradito, di aver messo in avvertenza gli amanti.

— Ascoltami, — rispose Antoni Maria, — voglio dirti la verità come se stessi per morire. Dissi dunque a Sebastiana che sospettavo e che ti avrei avvertito. Ella ha