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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/356


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visibile e invincibile, lo stesso che contro la loro volontà li aveva condotti di luogo in luogo, di vicenda in vicenda, e ancora li sospingeva verso una mèta fatale. E quando, stanchi, tacquero, entrambi ebbero lo stesso lamento:

— Ah, la nostra cattiva sorte!

Finalmente Predu Maria si lasciò convincere a passare la notte nella casupola, e si buttò per terra gemendo, mentre anche Antoni Maria cadeva sul lettuccio lamentandosi. Fino all’alba sospirarono come due malati, e quando si svegliarono, dopo un breve sonno, si guardarono istupiditi.

— È ora d’andare dal delegato. Su, ti accompagno, — disse Antoni Maria.

Bevettero un calice d’acquavite e uscirono. Il mattino era dolce e roseo; su gli alberelli rossastri dei piccoli orti selvatici le foglie secche sembravano di cristallo dorato, e l’aria pura e la luce parvero rinfrescare e rischiarare i torbidi pensieri di Antoni Maria. Egli batteva una mano sulla spalla al suo compagno e gli diceva, incoraggiandolo:

— Adesso tu guarda in faccia il delegato e nega: nega tutto. Se egli ti domanda se credi in Dio nega persino che credi in Dio.