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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/35


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— E allora le fabbrichi un muro, al quale ella possa appoggiarsi!

In quel momento una voce lenta e velata chiamò Antonio Maria dal cortiletto, e mentre egli balzava in piedi e diceva: «provvidenza!» una ragazza scalza, di piccola statura, ma ben fatta e quasi procace, vestita in costume e col viso a metà nascosto da un fazzoletto nero, apparve sull’uscio. Vedendo un estraneo si fermò, non stupita, ma come in attesa d’un ordine per avanzarsi, e si levò dal capo e tenne fra le mani un cestino d’asfodelo coperto da una salvietta.

— Ho un ospite, Predichedda1, lo vedi? — le disse Antonio Maria.

Ella lo aveva già veduto e le era bastato il primo sguardo per capire di che «razza» egli fosse: e il suo piccolo viso mobilissimo, olivastro e sarcastico, dal naso triangolare, e la sua bocca stretta e gli occhi verdognoli scintillanti come due pezzetti di cristallo, esprimevano nel medesimo tempo rispetto, curiosità, insolenza e pietà verso l’ospite.

— L’hai veduto, adesso? — riprese Antonio Maria, mentre ella, agile e rapida, coi lembi del fazzoletto ripiegati sulla

  1. Piccola pernice.