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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/341


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Bruno non usciva quasi mai di casa, e Sebastiana viveva anche lei ritirata, e diventava pallida e triste e come tormentata anche lei da un male segreto. Stanco delle sue inutili ricerche egli si rivolse allora a Predichedda, e riuscì a strapparle intera la confidenza della confessione di Sebastiana; ma egli era ancora abbastanza onesto per commettere il male per il male, e non essendo certo della colpa di Sebastiana, esitava prima di causare la rovina di due famiglie.

I giorni passavano, sempre più grigi e miserabili per lui. La nonna continuava a mandargli il pranzo; e quindi i più urgenti bisogni materiali non lo spingevano a lavorare, e nell’ozio la sua mente si logorava dietro fantastici progetti e nel vano sogno di una fortuna irraggiungibile. Spesso tentava qualche colpetto, di quelli che un tempo, prima della condanna, gli erano riusciti facilmente: ma ormai era screditato e nessuno si lasciava più ingannare da lui. La questura, poi, vigilava la casupola, ed egli non riusciva più neppure a fabbricare l’alcool, ultima sua risorsa.

Esasperato, un giorno egli si mise in agguato dietro il portone della nonna, deciso di ammazzare qualcuna delle cugine; ma quando riuscì a ghermirne una, la