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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/330


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— Cento scudi, sì! — rispose l’altro con voce mutata.

Sì, era precisamente la somma che egli avrebbe voluto dargli; e tutti i dubbi e i rimorsi assopiti in fondo alla sua coscienza si svegliarono come destati da una voce minacciosa.

Ma Antonio Maria, che anche nel suo stato miserabile non dimenticava i suoi modi beffardi, riprese a scherzare.

— Che faccia hai fatto, Gerusalè! Va, sta tranquillo! Che possono farmi cento scudi? Miserabile sono e miserabile resterei; per consolarmi alquanto mi occorrerebbero almeno cinque mila scudi!

— Boumh!

— E che cosa sono anche cinque mila scudi? Io potrò averli, se quella benedetta vecchia farà le cose con coscienza; ma credi tu che io mi metta a ballare pensando a ciò? Mi credi così pezzente? Capisci o no?

Predu Maria capiva; il suo ex compagno voleva fargli intendere che nonostante la sua attuale miseria era sempre qualche cosa più di lui.

— Antoni Marì, lo so che sei ricco, — gli disse con ironia. — Ma la vita è così, un’altalena; si va giù, si va su, continuamente. Quando sono stato giù io, tu mi