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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/325


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— Bruno! Tu?...

Egli si appoggiò al cancello e la fissò, con gli occhi pieni d’una profonda tristezza.

— Che ti disse il vecchio?

— Dice che il tuo male non è grave.... e che devi curarti.... stare in riposo.

— Impossibile.

— Come, impossibile? Ah, tu lo farai, Bruno! Te ne prego io!

— Ma io sto bene, Sebastiana!

— Tanto meglio, allora, — ella disse, quasi piangendo. — Guarirai più presto. Tu devi contentarmi, Bruno. O non conto nulla per te?

— Tu sei tutto.... oramai, — egli le disse sottovoce.

Egli se ne ritornò verso casa sua, ed ella risalì nella sua camera; ed entrambi camminavano a testa bassa, vinti dal peso dello stesso pensiero. Egli provava un cupo senso di attesa, come se qualcuno dovesse sopraggiungere e colpirlo alle spalle, e diceva a sè stesso:

— Dovrò morire! Ma che ella non lo sappia.

Ed ella pensava:

— Dovrà morire. Ma che egli non lo sappia.

La maestra le domandò con insistenza dov’era stata, ed ella le disse in parte la