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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/321


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a chiacchierare, ed egli le raccontò che dopo l’incendio della tanca e la persecuzione spietata delle cugine non era stato più bene.

— Io sono un uomo rovinato! E tutto questo per voler sempre fare il bene agli altri, credilo pure, Bustianè! Oh, se io, come tanti altri, avessi pensato sola a me, a quest’ora non sarei qui come un pezzente, divorato dalle febbri e da malanni che rodono peggio delle febbri. Ah, ma se non morrò imparerò, te lo giuro! Vedi questa croce santa (egli incrociò le braccia su petto e col piede fece un segno di croce per terra) se qualcuno verrà a chiedermi aiuto gli dirò: va alla forca! E sarò freddo e calcolatore come mossiù Perrò e come il suo capo‐macchia. Sì, quelli son uomini! Essi solamente possono esser felici!

Sebastiana pensò a Bruno, buttato sull’ottomana come un mucchio di stracci, e disse con amaro sarcasmo:

— Sì, sì, farai bene! Tu sei un uomo furbo!

Intanto l’uscio del dottore era stato socchiuso; ma Sebastiana era incerta se entrare prima o dopo di Antonio Maria, per timore che egli sentisse il suo segreto.