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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/32


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— E prendilo come castigo, allora! Non volevi andare a Gerusalemme? Non volevi ammazzarti? Ebbene, sposa Maria Elène! I soldi della sua dote li darai a me. Ah, no? Vuoi anche i soldi, perchè il castigo sia più duro? Sì, vero? I soldi a te, magari, e le corna a me?...

Il Dejana si mise a ridere, ma subito cercò di cambiar discorso.

— Non mi hai dato ancora tue notizie, — disse, guardandosi attorno. — Che fai, adesso? Mi hai scritto che i tuoi affari andavano bene.

Antoni Maria cominciò a raccontare ciò che gli era accaduto dopo il suo ritorno da «quel luogo». La sua nonna era una donna del popolo, ma assai benestante, ed essendole morti i figliuoli teneva presso di sè alcuni nepoti, ed anche Antoni Maria era vissuto con lei sino al giorno della sua disgrazia, cioè del suo arresto. Al ritorno dalla casa di pena egli era andato nuovamente a star con lei, ma dopo otto giorni le sue cugine, oramai giovanette energiche come e più della nonna, lo avevano cacciato via. Egli faceva le fiche e sputava, parlando di queste sue cugine; ma si guardò bene dal raccontare a Predu Maria ciò che egli aveva fatto durante quei primi otto giorni dopo il suo ritorno.