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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/318


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avesse interamente coperti di fiordalisi e di rose canine.

Bruno assicurava di sentirsi bene, ma era pallido e taciturno, con gli occhi spenti, e invano, per distrarlo, Marielène chiacchierava più del solito, raccontandogli le vicende della pensione, i suoi guadagni sempre più crescenti, le sue speranze senza limiti. Egli taceva; ella gli riferì i pettegolezzi della signora Arrita e della maestra, ed egli non si scosse. Rise soltanto quando ella raccontò le furie di Sebastiana contro il professore.

La prima persona che videro, appena arrivati, fu appunto Sebastiana. Ritta presso il muricciuolo dell’orto, tra i cespugli d’assenzio e i rosai fioriti, ella sembrava un gran fiore; e appena Bruno, dall’alto del cavallo, incontrò i grandi occhi luminosi che lo fissavano ansiosamente, provò come un senso di benessere e di gioia.

Ella gli corse dietro fino al cortiletto, domandandogli come stava.

— Ma sto bene, — egli disse, smontando. — Adesso vado subito dal Perrò...

— Tu? Tu vai subito a letto, — disse Marielène, spingendolo verso la cucina.

— Io sto bene! Sto benissimo! — egli ripeteva. Ma Sebastiana vedeva i suoi oc-