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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/303


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La vecchia non sapeva il latino e non conosceva le erbe; ma conosceva e sapeva altre cose, e invece di badare al mucchietto d’erba che l’omettino scuoteva come una matassa, ella osservava quei due, immobili nel vano della porta, egli seduto, ella in piedi, muta come una statua, e le sembrava che essi si guardassero come due amanti....

Poco dopo entrò anche la maestra e domandò notizie di Predu Maria.

— Sta bene: ingrassa! — disse Bruno, e la maestra cominciò a lodare il genero, parlando con più affettazione del solito per farsi sentire dalla signora Arrita.

Sebastiana, seduta sul limitare della porta, coi gomiti sulle ginocchia e il mento sulle mani intrecciate, pareva immersa in un sogno che nulla valeva a rompere. A un tratto però Marielène e la vecchia serva cominciarono a parlare del professore d’italiano, burlandosene, e dicendo alla maestra Saju:

— State attenta per Sebastiana! Una sera o l’altra lo troverete nascosto sotto la scala.

— Lo ammazzerò con la chiave! — disse allora Sebastiana con voce assonnata. Poi ricadde nel suo torpore, e solo dopo che Bruno fu uscito ella si scosse, sbadigliò e