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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/291


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Ella si mise a ridere.

— L’hai riconosciuto tu? Altrettanto io!

— Perchè ti sei mascherata, allora?

— Predichedda era venuta da me pregandomi di accompagnarla in chiesa: invece mi condusse qui, dove aveva preparato le vesti da maschera.

— Adesso dov’è andata?

— A farsi veder mascherata dalle sue parenti. Tarderà a tornare. Che avevi da dirmi?

Ella stava in mezzo alla camera desolata, e non rideva più, guardando con strana attenzione la cuffietta e la maschera che teneva fra le mani. Egli la prese per la vita e la trascinò verso il lettuccio, sul quale sedettero.

— Il frate? Ah, tu credevi che io lo conoscessi? — ella mormorò sorridendo e accomodandosi i capelli.

— Oh, certo, lo conoscerai!

Sebastiana sollevò fieramente il capo e corrugò le sopracciglia, e siccome Bruno la stringeva a sè e cercava di baciarla sulle labbra, volse il viso dall’altra parte, vinta da un senso di rancore e di umiliazione.

— Ti giuro che non so chi sia, quella maschera! Del resto, ho ballato con molti. Che pensi tu di me? Dimmelo! No, lasciami, non baciarmi se prima non mi dici che pensi di me....