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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/268


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— Bisogna lavorare, bisogna lavorare.

— Va in buon’ora! Se avessimo figli, non dico: ma Dio non ce ne manda.

— Potrà mandarcene.

— E aspettali! — disse Predu Maria, riprendendo il suo accento ironico. — Ah, ti dico, s’io fossi al tuo posto!...

Bruno non rispose, ma ripetè fra sè:

— S’io fossi al tuo posto!

Seguiva Sebastiana col pensiero; la vedeva scendere il sentiero umido della montagna, nel crepuscolo verdastro, con la tunica avvolta attorno al busto flessuoso, e il viso fresco e colorito come una rosa di macchia.... Come la desiderava, adesso che era lontana e il desiderarla non portava pericolo! Egli non aveva mai amato, e tutti gli ardori e le tristezze di una passione da adolescente rendevano più intenso il suo desiderio.

Col calar della sera i carbonai ritornavano verso le capanne, e accendevano il fuoco e preparavano la polenta: le loro ombre danzavano sul suolo e sulle roccie rischiarate dalle fiamme, nere e gigantesche come ombre di ciclopi, e Predu Maria ricordava la notte dell’incendio, e come al solito, recitava il rosario per scacciare le ombre del suo pensiero. Da qualche tempo era tormentato dal desiderio di accumulare