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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/255


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Ma il capo‐macchia non ammetteva che una serva si permettesse tanta libertà di giudizio, e appena ella fu uscita egli interruppe Marielène, che si lamentava e quasi piangeva, e le disse:

— Meno chiacchiere. Mandala via.

— Son tutte eguali, — disse Marielène, affaccendata davanti ai fornelli. — Esse non son buone che a mangiare ed a menar la lingua. Esse non sono cristiane, sono assassine.... Ne ho conosciuta una sola che, come serva, valeva qualche cosa: Sebastiana.

Bruno, seduto davanti al camino acceso, si mise a ridere, col suo riso languido che cessava presto come quello d’una persona stanca.

— Ho detto come serva, intendiamoci. L’altra sera è venuta ad aiutarmi, ha servito a tavola. Domanda come sono rimasti contenti. Io vorrei proporle di aiutarci.... compensandola....

Egli ripetè meravigliato:

— Venne qui.... servì a tavola.... Tu vorresti?...

— Sì, ebbene, che c’è da stupirsi? Che è diventata una dama, adesso? È forse vergogna lavorare? Ed io non lavoro? E tu non lavori? Se ella accettasse.... magari! Tu stesso dicevi che ci occorreva