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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/248


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nendo sul tavolo un fascicolo di fogli ruvidi. — Questi sono i conti di quanto zi è costata la casa; questa è la pericia, questa è la ricevuta dell’ultima rata d’imposta: lire ventiquattro e ottanta centesimi. Noi non vogliamo fare una speculacione.

Allora Marielène per far capire alla paesana benestante che non aveva a che fare con gente da nulla, disse con calma:

— La tassa sui fabbricati è del trenta per cento sulla rendita. La tua casa dunque renderebbe circa.... circa.... venticinque per sei fanno cento cinquanta, vero? dunque renderebbe.... renderebbe circa cinquecento lire.... Le case a Nuoro rendono il dieci per cento.

— Ah, no, no! Ti sbagli, sorella mia! — disse la proprietaria, con un sorriso lievemente sdegnoso. — Non rendono neanche il sette.... Lo so io! Le case non sono denari contanti.

Marielène, che non poteva dire «anch’io sono proprietaria» stette un momento incerta; ma subito dopo replicò:

— I contanti, dati a buoni interessi, rendono anche il quindici e il venti.... (Ma non osò aggiungere, come l’altra, «lo so io»).

— Gli usurai, sorella mia....

Bruno che esaminava le carte venne in aiuto a sua moglie.