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Pagina:Deledda - Il nostro padrone, Milano, Treves, 1920.djvu/244


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sua passione. Egli cominciò a chiacchierare insolitamente animato, parlando dell’uomo con la corda, che gli era parso un individuo sospetto, un ladro di scorza che riusciva a rubare senza esser mai raggiunto; e delle raschiatrici, che se potevano rubavano anche loro, e di tanti altri piccoli incidenti della vita della foresta. Ella non lo aveva mai sentito chiacchierare tanto, e ne profittò per domandargli notizie della casa di Zoseppedda e dei suoi progetti per l’avvenire.

— Così diventeremo vicini di casa, — disse con voce lievemente commossa: ma subito riprese a scherzare: — dovrete parlar piano però, perchè dal nostro orto si sente tutto ciò che si dice nel vostro cortiletto....

Il sole tramontò e anche sul viso di Bruno parve spandersi un’ombra.

— Staremo vicini.... la vedrò spesso.... — egli pensava con desiderio e con tristezza.

Arrivarono in paese al cader della sera; il viso marmoreo della luna già alta sul cielo chiaro si dorava lentamente, come assorbendo gli ultimi splendori del crepuscolo, e nella valle e negli orti brillava qualche fiammata di ramaglie secche: una dolcezza grave era nell’aria e il suono lon-